Grande Mela, se tu quella giusta per me? - Capitolo 5
  • Grande Mela, sei tu quella giusta per me? – Capitolo 5

    Set 28th • Filed under New York

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    Erano trascorsi ormai gran parte dei giorni che avevo a disposizione nella Grande Mela e l’ansia ricominciava gradualmente a rifarsi sentire. La mia bolla stava per rompersi. Cosa sarebbe successo dopo? Cosa ne sarebbe stato di me? Non lo sapevo ma decisi che mi sarei goduta fino all’ultimo l’energia buona di New York e al resto avrei pensato dopo.

    Le giornate correvano veloci, ormai avevamo le nostri abitudini, la nostra routine. Avevamo il nostro posto preferito dove pranzare al volo ma in maniera sana, il nostro angolino nel parco dove fare colazione assieme ai passerotti (che a New York sono tutt’altro che timidi) gustando cupcake burrosi e cioccolatosi. Avevamo il nostro market di fiducia, ma soprattutto ormai ci orientavamo.

     

    Grande Mela

     

    Eravamo entrati nel ritmo. Ed la nostra danza era ormai parte di integrante di quella dell’enorme esercito di formiche che si muoveva sulla gigantesca pista da ballo che è la Grande Mela.

    Un giorno andammo a visitare Ellis Island e la Statua della Libertà e ricordo che rimasi colpita dai racconti della guida che spiegava come tanti italiani giungessero in America, colmi di speranze, lasciando indietro le famiglie, gli affetti. Mi chiesi subito “Non sta in qualche modo riaccadendo una cosa simile?”. Fu una domanda sbucata così e rimasta lì, a galleggiare tra tante altre.

    Ci fu un momento però che segnò quel viaggio.

    Mi trovavo sulla 4th Ave, avevo deciso di percorrere il tragitto che dovevo fare per tornare a casa evitando la Fifth e il caos tremendo che la contraddistingue a qualsiasi ora del giorno. Il sole era calato e il cielo si stava oscurando, ma non era ancora nero come la notte, era di un celeste intenso. Ricordava il cielo disegnato su un libro che avevo da bambina nel quale si diceva che quando scende il buio il cielo mette una copertina per dormire e oscura il sole.

    La Grande Mela aveva la sua copertina celeste, ed era bellissima.

    Camminavo come sempre con il naso all’insù, passando davanti a grandi hotel con le bandiere che svolazzavano pigre nel venticello fresco. Camminavo a ritmo con la gente e guardavo quel cielo. Sentivo il rombo della metro sotto i miei piedi. E ho avveritito qualcosa. Qualcosa dentro, come se fosse cambiato qualcosa in me. Ed era cambiato davvero.

    La sera stessa, dopo cena, camminammo nella notte sulla Fifth Ave diretti ad un roof top bar collocato in cima ad un hotel. Camminando per le strade della Grande Mela vedevo i tombini fumare, uomini che pulivano le strade, giovani felici che ridevano e poi vidi una cosa che mi stupì e che davvero non mi aspettavo.

    Le luci. No, non quelle dei grattacieli..no, no. Erano le luci del Natale. Era solo il 20 Ottobre ma New York si stava già preparando. Lungo gli alberi di una laterale della Quinta Strada comparivano filari di lucine. Luci di Natale. Il Natale che, per un’atea come me, ha sempre significato casa, famiglia, “sei al sicuro”. Fu lì che mi cadde addosso come un macigno quel pensiero “io qui potrei viverci. Riesco ad immaginare la mia vita qui”.

    E mi fece male. Perché prima di allora la mia fantasia mi aveva portato altrove e perché questo cambio di piani scombinava tante, tante cose.

    Non dissi nulla ma scattai questa foto. La condivido qui anche se la qualità è pessima (la scattai al tempo con l’iphone 4), perché ha immortalato quel momento esatto.

     

    Grande Mela

     

    Le braccia allargate un sorriso enorme, mi sentivo libera. Mi sentivo viva. Mi sentivo finalmente giusta nella mia pelle. Cavolo, se ero venuta al mondo non era per vivere a metà. Al diavolo tutto, dovevo imparare ad ascoltarmi, a far parlare la mia voce.

    E la Grande Mela fu la prima a farmela sentire. Forte e chiara. Ero una persona unica, come uniche sono tutte le altre, non potevo buttar via le mie potenzialità, dovevo abbattere i miei limiti, dovevo aver cura di me. Dovevo permettermi di fiorire.

    Non dissi niente in quel momento, non sapevo come dirlo.

    Andammo al roof top bar del Peninsula Hotel. Dovete sapere che a New York si può entrare tranquillamente in qualsiasi hotel, nessuno vi dirà nulla se darete una sbirciatina. All’ultimo piano di questi palazzi altissimi spesso troverete bar, lounge e club con viste mozzafiato. Uno di questi è proprio il Salon de Ning, che si trova all’ultimo piano del Peninsula, ed è gestito da un signore italiano.

    Entrammo nel locale buio, alla mia sinistra una parete di vetro mi mostrava la Grande Mela illuminata dalle luci, alla mia destra il bancone. Un ambiente scuro, illuminato da poche luci, un barman impegnatissimo a preparare i cocktail, qualche elegante poltrona. Girato l’angolo ecco la terrazza panoramica.

    Diverse lampade riscaldanti illuminavano di rosso i tavoli posizionati sulla terrazza. Una fila di lucine ornava il cornicione del roof top, oltre il quale si estendeva la Grande Mela, con i suoi clacson, le sue luci e le sue storie. Rimanemmo lì un po’. Bevemmo due calici di vino, il secondo offerto dal direttore del locale che ricordo mi disse “questo ve lo offro io, perchè siamo italiani”. Era il mio penultimo giorno a New York.

    Chiesi al mio fidanzato di farmi una foto, ve la mostro anche se è davvero di scarsa qualità. Ogni volta che la vedo mi viene un po’ di magone perché ricordo cosa accadde dopo.

     

    Grande Mela

     

    Guardai lungo la Fifth Avenue sotto di me, avevo gli occhi lucidi e sentivo che le cose erano cambiate. Sentivo che era successo qualcosa di profondo e dissi “io qui ci vivrei, sento che è il mio posto“.

    Lui mi guardò e disse “COS’HAI DETTO??”.

    Era preoccupato. Ma ormai quel pensiero era uscito dalla mia bocca ed era diventato realtà. Ormai era nell’aria e nel cielo di Manhattan, era nel mio cuore, nella mia testa e  nei miei occhi.

    E nulla poteva farlo tornare indietro. 

     

     

     “Grande Mela, se tu quella giusta per me? ” è parte di un filone di post relativi alla mia storia a New York. Puoi trovare il primo episodio, dove tutto ha avuto inizio, qui. Un viaggio lungo tre anni, un sogno che si è realizzato con la vittoria della Green Card Lottery (ti spiego come partecipare alla lotteria qui) e un futuro tutto da scrivere. Ti aspetto sui miei canali social per scrivere assieme questa avventura: InstagramFacebookYouTube.
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