New York - La mia storia - Primo incontro -Capitolo 1
  • New York – Capitolo 1 – Settembre 2014: quando tutto ebbe inizio.

    Set 01st • Filed under New York

    Come vi avevo preannunciato su Instagram, ho pensato che, per tutto ciò che accadrà nei prossimi mesi (e anni) e per ciò che è già accaduto, fosse necessario raccontarvi una storia e, in particolare, la mia, quella che mi lega a New York. Post dopo post vi parlerò di questo percorso, di un viaggio che è pieno di coincidenze, un viaggio che ha cambiato tutto e mi ha portata fino a qui.

    Settembre 2014. Lo ricordo come fosse ieri. Avevo una laurea, tre anni di tirocinio non retribuito alle spalle, avevo appena superato l’esame di stato per iscrivermi all’albo professionale. Mi sentivo persa, in trappola in un percorso che non percepivo più mio. Sentivo il panico che cresceva al pensiero di una strada ormai scritta, da seguire, senza sbocchi: altri 4 anni di scuola di specialità, 4 di lavoro non retribuito senza alcuna possibilità di assunzione. Avevo 26 anni e mi sentivo senza speranza. Ricordo che avevo questa sensazione di panico crescente, come se stessi mettendo radici in un posto che non era fatto per me, come se stessi percorrendo una via che non avrebbe portato in alcuna direzione. Come se stessi per affogare.

    Spesso mi mancava l’aria, mi saliva l’ansia e pensavo che sarebbe accaduto qualcosa di brutto. E, per una che, per il suo lavoro, è abituata a trattare certi tipi di sofferenze, questo era davvero un segnale importante e forte che il mio corpo mi stava trasmettendo.

    Ricordo come fosse ieri che, sollecitata dai miei genitori, che si aspettavano che seguissi il percorso previsto per la carriera intrapresa, selezionai una delle poche scuole di specialità che erano focalizzate su ciò che avevo, fino ad allora, sentito di voler fare: aiutare i bambini. Chiesi così di poter sostenere il primo dei colloqui di selezione presso questa scuola a Milano e li superai tutti, anche se neppure questo risultato ebbe su di me alcun effetto. Sentivo chiaro e tondo che stavo sbagliando strada, ma troppo spesso ci ostiniamo a percorrere il sentiero conosciuto perché ritenuto sicuro, invece di provare una nuova via, ignota.

    Feci i colloqui e il senso di oppressione saliva, stavo davvero male. Non potevo parlarne con nessuno, nessuno capiva il mio stato d’animo. Avevo qualche spicciolo da parte e, senza aspettare l’esito dei colloqui fatti, prenotai il mio primo viaggio a New York.

    Non saprei dirvi perché New York. Negli anni passati ero stata più volte a Londra e Parigi, capitali europee che mi avevano affascinato, e nelle quali mi ero ritrovata a immaginarmi nella vita di tutti i giorni. Ma quel Settembre 2015 sentivo che l’unico posto dove dovevo essere era New York. E così, senza aver nessuna conoscenza della Grande Mela, prenotai il mio volo Venezia – JFK e un appartamento a Hell’s Kitchen per 15 giorni. Partivo con il mio fidanzato, partivo per un viaggio che mi avrebbe cambiato la vita.

    Alla vigilia della partenza cenai con la mia famiglia e quella del mio fidanzato, ricordo che mi sentivo elettrica. Ero spaventata a morte come non lo ero mai stata, non saprei spiegare il perché. Sentivo che quell’aereo non mi avrebbe portato solo dall’altra parte del mondo, nella città che non dorme mai, ma che qualcosa sarebbe successo.

    Avevo bisogno di fuggire.

    L’indomani arrivò presto e io partii. Nove sono le ore di volo che separano Venezia da New York. Furono nove ore di gelo, l’aria condizionata era fortissima, faceva un freddo feroce. Non riuscii molto a dormire durante il volo, ero elettrizzata, preoccupata e un po’ in ansia. Avevo riposto tante aspettative verso quel viaggio, organizzato così, all’ultimo, ma davvero sentito.

    Non potrò mai dimenticare quando, prossimi all’atterraggio, iniziai a vedere in lontananza Manhattan e i suoi grattacieli. Guardai il mio fidanzato e cominciai a piangere. Sentivo che quel posto era l’inizio di qualcosa di nuovo, di una grande storia..la mia.

    Una volta atterrata, ricordo la lunga, lunghissima fila per sbrigare i controlli di sicurezza alla dogana. Mi sentivo come Fievel, il piccolo topolino che sbarca in America, quante volte da piccola avevo visto quel cartone animato! Canticchiavo tra me e me, mentre attendevo in una fila ordinata, “no non ci sono gatti in americaaa” , la canzone che accompagnava Fievel nel nuovo continente e che lo rassicurava sull’assenza di pericoli.

    Quando fu il mio turno, l’ufficiale alla dogana mi prese le impronte, fotografò l’iride, controllò che i documenti fossero in regola e poi mi chiese “è la prima volta a New York?”, “sì”, risposi io. Non so cos’abbia spinto quell’uomo a dire la frase che sto per scrivevi, ma ripensandoci ora, tutto sembra essere collegato come tanti piccoli pezzi di un puzzle. Mi disse ” Sembra che tu desiderassi tanto arrivare qui, New York ti cambierà la vita, te ne innamorerai. Enjoy!”.

    Volavo ad un metro da terra. Ero arrivata. Mi misi in coda per prendere il taxi e una signora che organizzava la fila mi chiese dov’ero diretta. “Manhattan”, dissi. Lei fece un grande sorriso, allargò le braccia e disse “Meraviglioso! Ecco il tuo taxi, fa’ buon viaggio e divertiti”.

    Primo pensiero: quanto calore. Quante persone, sconosciute, sorridenti, attente, gentili, accoglienti.

    Era ormai sera, il sole era tramontato e su New York scendeva la notte, ancora non sapevo quale spettacolo mi si sarebbe parato di fronte agli occhi di lì a poco.

    Il taxi era guidato da un ragazzo straniero che parlava al telefono nella sua lingua, a me incomprensibile. Percorrevamo il tratto di strada che separa l’aeroporto JFK al tunnel che collega il New Jersey a Manhattan. Una lunga strada, trafficatissima, e piena di casette tipicamente americane, un ospedale, una ricostruzione della Tour Eiffel (ve lo giuro!) e una miscuglio di auto impazzite, che schizzano come biglie nel traffico delle sei di sera a New York. Sorpassi azzardati, colpi di clacson, una lunga colonna di auto che si dirigevano impazienti verso di lei: Manhattan.

    Il tunnel si percorre in pochissimi minuti e una volta sbucati dall’altra parte..beh..inizia la magia.

    Ricordo la pioggia finissima, sottile ma pungente e poi ricordo questo: il mio naso incollato al vetro e la mia voce che diceva “Oddio!!” indicando con stupore lo spettacolo al di là del vetro. Ricordo le luci. Ricordo i grattacieli, così alti da sembrare infiniti. Guardavo fuori da quel finestrino, tra le luci che si stagliavano nel buio e il fumo che esce dai tombini della Grande Mela e le lacrime continuavano a scendermi. Mi sentivo come una bambina, il giorno di Natale.

    Questo è il mio primo ricordo di Manhattan. 

    Molto presto arrivammo all’indirizzo che avevamo comunicato al nostro autista, eravamo a casa. E, nonostante le peripezie che vi racconterò nel prossimo post, lo fu davvero.

    Scesi dal taxi giallo e la pioggia mi colpì il viso.

    Dovete sapere che sin da bambina ho sempre fatto questo gioco tra me e me: quando arrivo in nuovo posto annuso l’aria. So che è una cosa bizzarra, ma dagli odori che sento ne scaturiscono sensazioni e stati d’animo. E’ come se fosse il mio modo di conoscere le nuove realtà.

    Quale profumo aveva New York quella notte? Di mare.

    E fu da quell’istante che tutto cambiò.

    New York

     

     

    Questo post, assieme a quelli che lo seguiranno, racconta come è iniziata la mia avventura a New York sino al momento in cui ho ottenuto la Green Card, ciò che avverrà nei prossimi mesi lo vivremo assieme attraverso questa piccola rubrica dedicata proprio alla mia storia. Per informazioni sulla Lotteria della Green Card e su come effettuare la sottoscrizione vi rimando al link del post che ho scritto in precedenza, lo trovate qui!
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    10 comments
    New York – Capitolo 1 – Settembre 2014: quando tutto ebbe inizio.

    • Francesca ha detto:

      Ciao Greta!! Wow che bello questo post!!! Adoro quando parli di shopping, moda etc…ma quando ci racconti qualcosa di te e del tuo mondo è davvero bello!!! Io non sono mai stata a New York, ma magari un giorno chissà…nel frattempo leggo quello che scrivi tu e sogno un po’!!!!

      • gforgrace ha detto:

        Ciao Francesca, GRAZIE! Sono felice ti sia piaciuto questo post dal taglio più personale e “privato”.. spero ti piaceranno anche i prossimi.. Grazie di cuore! G.

    • andrea ha detto:

      Ciao Greta
      è come vivere una favola!!!!!
      Sei magica

      • gforgrace ha detto:

        Ciao Andre!
        Che piacere trovarti qui, GRAZIE!
        Vi aspetto a New York eh!
        Porta anche il tuo buonissimo mojito che ce lo gustiamo tutti assieme!
        Un abbraccio stretto a te, a Sara e al vostro piccolo!

    • Irina ha detto:

      Io mi sono emozionata e commossa leggendo questo post.
      Bella idea, il post è scritto bene e trasmette tanto.
      In bocca al lupo per questo progetto

      • gforgrace ha detto:

        Ciao Irina,
        grazie infinite..
        Crepi il lupo e speriamo che le soprese continuino..
        Grazie del sostegno, è davvero prezioso!
        A presto,
        G.

    • Ilaria ha detto:

      Ciao Greta!!! Che meraviglia!!! Io qui in Italia ho trovato la mia strada (uguale a quella del tuo fidanzato) e sono felicissima e grata ogni giorno perchè era quello che volevo e desideravo da sempre, ma desidero anche io con tutto il cuore di andare a visitare New York un giorno, deve essere davvero meravigliosa. Un bacio e continua a scrivere..che siamo curiosi!!!

      • gforgrace ha detto:

        Grazie Ilaria! Sono contenta che tu sia riuscita a costruirti qui un tuo mondo di soddisfazioni e successi, è davvero ciò che auguro anche a me! Grazie ancora per il tuo messaggio, passa una bella serata!
        G.

    • Francesca ha detto:

      Mi hai emozionato..io sogno N.Y. da una vita..non sai le volte che ho proprio sognato il mio viaggio..e ti capisco davvero quando racconti della paura e dell’insoddisfazione all’inizio del post.mi sono ritrovata molto in ciò che dici:infatti da giugno ho lasciato un lavoro sicuro ma x me diventato prmai una prigione..e sto ancora cercando la strada,ma il viaggio è cosi bello che la meta è passata in secondo piano!fa un po’ridere che a 39 anniio stia ancora cercando la mia strada,ma sai che c’è?chissenefrega!non è mai troppo tardi..un abbraccio e un augurio:che tu possa trovare tutto ciò che desideri!

      • gforgrace ha detto:

        Grazie mille Francesca! Sono contenta che il post ti sia piaciuto e ammiro il tuo coraggio nel cercare la tua strada, non è da tutte, ti fa onore! So che non è sempre facile uscire dai percorsi già battuti, perciò ti auguro buona avventura e tanta felicità.. Come dice il grande Cesare (Cremonini): E per quanta strada ancora c’è da fare..amerai il finale!

        A presto,

        G.