Green Card Lottery: non si preoccupi, tutti piangiono!
  • Green Card Lottery: non si preoccupi, tutti piangiono!

    Nov 09th • Filed under New York

    Oggi vi racconto la fine della prima parte della mi storia riguardante la vincita della Green Card Lottery. Come mi avevo confidato nello scorso post, era arrivata comunicazione del mio appuntamento in consolato. Avevo circa due mesi per raccogliere la documentazione necessaria, prenotare un alloggio e un volo e andare incontro ad uno dei momenti che ricorderò per tutta la mia vita.

    I giorni passavano veloci, ma io, come avevo fatto dall’inizio, seguivo il mio ritmo. Le persone attorno a me continuavano a chiedermi “hai tutto pronto?hai prenotato?hai i documenti?”. Io non volevo cadere nella loro ansia. Avrei fatto tutto come dovevo, ma con i miei tempi. Alla fine dei conti la Green Card Lottery l’avevo vinta io.

    Nell’arco di una settimana preparai tutti i documenti necessari al mio colloquio al consolato americano e a superare i test e le visite mediche di prassi. Prenotai anche un B&B e il volo per Napoli (trovate maggiori info cliccando qui!).

    Non ero nervosa.

    Non voglio sembrare presuntuosa, ma sentivo che tutto sarebbe filato liscio.

    Il destino mi aveva fatto un regalo enorme. Mi aveva fatto incontrare New York in un momento di debolezza, mi aveva fatto innamorare di lei, mi aveva fatto vincere, contro ogni previsione, la Green Card Lottery e ora ero ad un solo passo dal rendere il tutto ufficiale. E concreto.

    Sentivo che tutto sarebbe andato bene, lo sentivo nella pancia, nelle viscere. Non so spiegarlo.

    Arrivai in una Napoli baciata dal sole di fine Giugno. L’aereo ondeggiò un po’ prima di atterrare, a causa del forte vento. Ero arrivata. Ero arrivata fin li.

    Furono giorni stancanti, di sveglie all’alba e camminate infinite.

    Per ottenere la Green Card dovevo seguire un programma preciso, step by step. Avevo le mattine impegnate, ma i pomeriggi liberi e in quei pomeriggi volevo vedere Napoli.

    Dopo il primo giorno da turista, arrivò il giorno in cui dovevo presentarmi alla clinica medica per fare le visite richieste dal governo americano. Arrivai alle 7. Ero assieme a diverse altre persone, loro sarebbero stati i miei compagni di viaggio. Di quel viaggio. Avrebbero avuto, come me, il colloquio con il console il giorno successivo.

    Le visite mediche vengono effettuate in vari step durante la mattinata, perciò, tra una visita e l’altra, ci ritrovavamo nel corridoio a raccontarci le nostre storie. Una famiglia con due adorabili bambini aveva vinto, come me, la Green Card Lottery, una ragazza con il suo timido pancino doveva convalidare i documenti per ricongiungersi a suo marito a New York. Tante storie. Alcune tristi, altre felici, tutte di speranza.

    Storie di oceani che separano, di possibilità come miraggi, storie difficili, storie desiderate.

    E poi c’ero io, mi sentivo piccola piccola. Mi sentivo sperduta. Ma procedevo. Visita dopo visita, colloquio dopo colloquio.

    Finii tutti i colloqui e screening diagnostici  e tornai dal mio fidanzato che mi aspettava nella sala d’attesa.

    È stato la mia roccia in tutti quei mesi. Non ha mai smesso un secondo di sostenermi, di incoraggiarmi a inseguire questo sogno, anche se avrebbe potuto dividerci. Continuava a ripetermi “vai avanti, troveremo un modo, non ti devi preoccupare”.

    In quei giorni credo che fosse più agitato lui di me. Io avevo la sensazione di non avere il senso del tempo, scorreva tutto veloce, tutto filava via liscio. Lui continuava a guardarmi un po’ preoccupato, chiedendomi se stessi bene.

    La sera prima del colloquio al consolato americano andammo a cena sul lungo mare, al festival della pizza. Passammo la serata così, come tante altre nostre serate. Ridendo, scherzando, abbracciandoci. Sembrava che facessimo finta di nulla.

    L’indomani arrivammo al consolato molto prima di quanto richiesto. Mi presentai ad una delle guardie armate sventolando i documenti e lui disse che potevo entrare, da sola.

    Abbracciai il mio fidanzato e pensai che avrei voluto averlo con me, ma che, in fin dei conti, era il mio viaggio.

    Entrai un po’ impaurita, passai i controlli di sicurezza e feci una cosa totalmente americana. Appena entrata nell’edificio mi levai le All Star che portavo ai piedi e tirai fuori dalla borsa le scarpe con i tacchi. Volevo essere impeccabile.

    Seguii tutti gli step della procedura indicata dagli addetti del consolato, presentai i documenti, risposi alle domande.

    I miei compagni di viaggio e io ci alternavamo ai vari sportelli dell’ufficio del consolato adibito alle Green Card e nella zona di attesa. Sembrava facessimo il gioco delle sedie. Tra un colloquio e l’altro ci sostenevamo a vicenda “Dai, forza, un altro step è andato!”, “È il tuo turno, in bocca al lupo!!”.

    Non posso rivelarvi il contenuto dei miei colloqui in consolato, posso dirvi però che furono tutti gentili, sorridenti e disponibili. Mi sentii accolta. Avevo paura di avere qualcosa fuori posto, un documento, uno sbaffo di trucco, mi sentivo un pochino sospesa.

    L’ultimo step della trafila fu il colloquio con il console (o viceconsole). Un viso sorridente, un accento americano, una voce dolce. Mi pose diverse domande, risposi, un po’ agitata. Anzi forse ero tanto agitata. Così tanto che lo scanner non riusciva a rilevare le mie impronte digitali da quanto mi sudavano le mani.

    Rimasi lì un tempo che mi sembrava infinito. Parlai della mia storia, di cosa facevo qui in Italia, di quanto mi fossi innamorata di New York. Lo raccontai con il cuore in mano, nel modo più pulito, sincero e vero che c’era. Lo raccontai esattamente come lo sentivo.

    Fu allora che la vice console mi fece un sorriso e disse “Per me è sempre un onore poter conferire visti americani a persone giovani, potete fare tanto per il nostro paese. Lei mi sembra una persona con tante passioni e una gran voglia di mettersi alla prova, sono quindi felice di dirle che il primo pezzetto del suo sogno glielo regalo io. Si goda New York, farà grandi cose.”

    E mentre diceva queste parole mi guardava con un sorriso incoraggiante sul viso. Timbrava i documenti e io piangevo, piangevo a singhiozzi.

    Lei mi guardò e disse, passandomi dei fazzoletti di carta, “Oh, non si preoccupi, tutti piangiono (parlava perfettamente italiano, ma qui ho sorriso di tenerezza), è normale. Buona fortuna.”.

    Uscii che tremavo come una foglia. Tremavo e piangevo. Ce l’avevo fatta. Ce l’avevo fatta davvero. Avevo vinto la Green Card Lottery. 

    Quel sogno, che era stato attaccato e demolito da tutti, ridicolizzato dai mille “ma dove vuoi andare tu?!” alla fine era diventato realtà.

    Era la mia possibilità. Il mio treno che passa una sola volta nella vita.

    Piangevo di gioia e continuavo a ripetermi “Ci sei riuscita. Non è vero che non vali niente, ci sei riuscita!” .

    È stata una sensazione che non scorderò mai. Una soddisfazione così grande, così incontrollabile che mi ha segnato davvero. Camminavo per le strade di Napoli con il mio piccolo adesivo cangiante con la scritta God Bless America e sentivo che avevo imparato una cosa importante.

     

    Green Card Lottery

     

    Mai più avrei sottovalutato ciò che sentivo.

    Mai più avrei permesso agli altri di dirmi dove potevo o non potevo arrivare.

    Mai più avrei consentito a qualcuno di dirmi che stavo sognando troppo in grande.

    MAI PIU’.

    Avevo vinto la Green Card Lottery. Contro ogni probabilità matematica, io ci ero riuscita.

    Ed è da qui che inizia un’altra, emozionante, avventura!

    E questa volta è la mia…

     

    “Green Card Lottery: non si preoccupi, tutti piangiono!” è parte di un filone di post relativi alla mia storia a New York. Puoi trovare il primo episodio, dove tutto ha avuto inizio, qui. Un viaggio lungo tre anni, un sogno che si è realizzato con la vittoria della Green Card Lottery (ti spiego come partecipare alla lotteria qui) e un futuro tutto da scrivere. Ti aspetto sui miei canali social per scrivere assieme questa avventura: InstagramFacebookYouTube.
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    2 comments
    Green Card Lottery: non si preoccupi, tutti piangiono!

    • Ximena ha detto:

      Bellissimo articolo… Emozionante…!!! Forza e coraggio ogni persona può arrivare ovunque.. Congratulazioni!!!
      Ma nn ho capito tra poco andrai a new york e cosa farai? Non ritornerai più in Italia?